Bukara..articolo pubblicato su Ravenna&Dintorni

La luce riflette sulla facciata di pietra ocra della grande moschea, diventa calda, avvolgente, antica. Il ciotolato della strada è intatto e sembra prezioso, i carretti dei venditori ambulanti passano silenziosi come visitatori in un museo a cielo aperto. La porta della Madrasa, la vecchia scuola islamica, è spalancata e dietro i battenti un uomo ricurvo custodisce il luogo immutato nel tempo. Scendo dalla bici e la conduco a mano, come un fantino guida il proprio destriero alla ricerca della fonte. L’uomo ricurvo, con il copricapo in seta bianco ci fa segno di entrare con un gesto cordiale, come a dirci benvenuti nella mia dimora. Anacronistici i nostri vestiti sportivi, le nostre fotocamere, il nostro stesso inglese. Da una grata che da sulla estesa corte centrale penetrano i raggi del sole e illuminano anche l’unico e maestoso gelso posto al centro. Questa Medrasa, simile ad altre ha il pregio di non essere stata più toccata dall’uomo, né per restauri nè per cambiamenti d’uso.
Sono un Principe Persiano in mezzo a questo tempio dell’educazione farsi. Il silenzio è totale, quasi conteplativo, solo le rondini sono di casa così come la polvere e le crepe dei secoli.
Benvenuti a Bukara, prima grande e leggendaria città uzbeka dopo il confine turkmeno. Buxoro come la scrivono i russi ha un centro storico persiano quasi totalmente intatto e questo la decreta fra le città più belle insieme a Khiva e Samarcanda. La sua magnificenza mi costringe ad andare di passo spingendo la bici carica, ogni scorcio è da incorniciare, da respirare, da assimilare. L’emozione che mi desta è paragonabile solo alla prima vista di Venezia, qualcosa fuori dal comune, dalle regole del normale, lontanissimo dal già visto, già conosciuto. Sono Marco Polo quando passo sotto il grande minareto nella piazza religiosa dove bambini inseguono una palla, anziani vendono stoviglie e mussulmani camminano guardando in basso umili nel mirare tale splendore.

Sono un Mercante di Spezie su questa Via della Seta quando sotto i grandi loggiati di arcate a punta mi destreggio tra il bazar e antichi cafè.
Sono un Barbaro, un estraneo, perchè dietro ogni angolo di strada, alla vista di una nuova moschea a ceramiche azzurro blu e bianche apro la bocca, esterefatto e cerco conforto nel calendario per essere sicuro di trovarmi ancora nel XXI secolo e non nel 1400.

Corri cavallo corri ti prego fino a Bukara io ti porterò.

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